Attore, doppiatore, comico, imitatore. Ultimo di sei figli, fin da piccolo vicino al mondo dello spettacolo. Una carriera pluridecennale da far invidia. Lui è Salvatore Leopoldo Gullotta, detto Leo. Classe 1946, il prossimo 9 gennaio farà 80 anni e oggi, intervistato da Repubblica, fa un bilancio e si lascia andare ad alcune profonde riflessioni sul mondo dell'arte oggi, ma anche sulla politica e sui giovani.
Leo Gullotta: “I giovani sono stati lasciati soli”
Ottanta è un numero importante, segna anche gli 80 anni della nascita della Repubblica, difesa in modo perfetto dal nostro presidente Sergio Mattarella. Poi ci sono i bilanci personali. Sono fortunato, ultimo di sei figli, papà faceva l’operaio pasticciere, mamma era casalinga. Ci hanno mandato a scuola tutti. Per chi nasce in un quartiere popolare, le difficoltà della vita si presentano prima, dice Gullotta.
Poi parla degli esordi della propria carriera: “Allora c’erano le grandi compagnie, oggi è doloroso vedere che tutto questo è scomparso. Il governo non aiuta gli artisti e crea lenzuolate di problemi. Persino un premio come il David di Donatello, che riceve una somma dallo Stato, chiede soldi. Tutti i vincitori, che nel tempo diventano giurati, devono pagare 90 euro. Uno schiaffo”.
Sono trascorsi 30 anni da quando si è dichiarato omosessuale, ma oggi la discriminazione è ancora purtroppo presente: “C’è tanto da fare. La censura, velata e non, esiste. Il nostro Paese è ipocrita”. “Se mi sia mancata un figlio? Ho avuto tanti nipoti, un numero industriale, e mi sono dedicato ad alcuni di loro da vicino. Mi trovo bene con i giovani, mi vogliono bene. Oggi sono stati lasciati soli, combattono nelle università”, le parole di Gullotta.E ancora: “Se avessi il potere, combatterei per i diritti: lo ius soli, il fine vita. I politici non si vogliono accostare a questi temi, hanno paura. Un po’ come quando si parlava del divorzio: la famiglia è la famiglia. Avevano le amanti sotto il letto. Vigliacchi”.
Trump mi terrorizza”: parla Leo Gullotta
Non è tempo di festeggiamenti. Guardi che succede nel mondo: io ho paura di Trump, è un affarista non un uomo di Stato, dice cose imbarazzanti, mi terrorizza cosa sta facendo contro gli immigrati”, spiega Gullotta.
Infine conclude: “La morte mi fa anche arrabbiare perché amo molto la vita. Se dovessi dire grazie a qualcuno, ringrazierei mio padre. Aveva portato la Cgil a Catania nel dopoguerra, mi ha trasmesso i valori, tante cose positive. Mi è morto tra le braccia, avevo 18 anni. Gli chiederei: sei contento di me?”.
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