Da più di due anni Aurora Ramazzotti aveva il desiderio di sfogarsi. Non l'aveva ancora mai fatto, la rivelazione da parte del settimanale Chi della gravidanza di Giulia De Lellis però le ha smosso qualcosa. Anche nel suo caso fu il magazine di Alfonso Signorini a rivelare a tutta l'Italia, e non solo, che Ramazzotti era incinta del suo primo figlio, che lo scorso 30 marzo ha festeggiato 2 anni.
Le foto di De Lellis con il pancino in vista le hanno fatto scattare la molla e così su Instagram ha pubblicato tre storie scritte in cui difende De Lellis, ma anche la se stessa di oltre due anni fa.
Aurora Ramazzotti e la difesa della maternità
Vi siete mai chiesti come mai una donna non comunica la gravidanza in genere prima del terzo mese? Se la risposta è si allora saprete che è perché prima del terzo mese potrebbero accadere le seguenti cose: 1) si potrebbe perdere il bambino (e succede a circa il 10-15% delle gravidanze), 2) si potrebbe per motivi che non devono essere spiegati voler terminare la gravidanza, 3) si potrebbero scoprire complicanze mediche, 4) ci si vuole tutelare emotivamente in quanto può essere un momento di grande confusione e non sempre ci si sente come gli altri vorrebbero ci si sentisse", ha scritto Ramazzotti.
Allora come mai continuiamo imperterriti a invadere questo spazio così intimo e anche presumibilmente delicato che le donne si riservano? Forse perché siamo ancora convinti che i loro corpi siano in effetti affar nostro?", si domanda molto infastidita e arrabbiata.
Non mi sembra che avvenga lo stesso processo quando un uomo famoso si ammala. Eppure stiamo sempre parlando di una sfera privata e sanitaria", ha aggiunto, "Chi lavora con la propria immagine da sempre regala al pubblico una parte di sé. Una parte minima, spesso artificiosa, talvolta simile alla realtà ma mai totale. Sarebbe impossibile anche volendo rendere tutti partecipi della complessità di un individuo ed è abbastanza comprensibile che alcune cose debbano essere lasciate al di fuori di questa sfera. Anche e soprattutto per tutelare la propria salute mentale".
Togliere alle donne la possibilità di raccontare la loro storia non è 'il prezzo da pagare'" della notorietà
Capite dunque che banalizzare il tutto con quell'odioso "è il prezzo da pagare" denota solo grande ignoranza, e se l'avete detto siete invitati a domandarvi: direste lo stesso se si trattasse di vostra sorella? Vostra madre? La vostra migliore amica? Dai che la riposta è no", scrive ancora Ramazzotti. "Perché la realtà è che non empatizziamo mai del tutto con i personaggi pubblici, ci sta, non li conosciamo bene come un parente o un amico, e quindi non siamo tenuti a invadere quei pochi spazi personali che si ritagliano. Punto. Se pure a nostra sorella perdoneremmo la scelta di viversi questo momento in pace non vedo perché un estraneo non possa farlo".
Cercare morbosamente di togliere alle donne la possibilità di raccontare la loro storia non è 'il prezzo da pagare'", qui il riferimento a quanto successo a lei e a Giulia De Lellis (ma non solo) è evidente, "È mancanza di rispetto e accanimento e fa schifo. Non potete mai mai sapere il perché del silenzio di una donna. Non riguarda voi in nessun modo e se pensate di sì il vostro ego va curato".
Dietro questi schermi esistono persone reali con storie che non sempre devono essere condivise, almeno non per soddisfare la vostra curiosità. Perseguitare qualcuno che palesemente non indirizza la cosa per settimane senza tregua per me non solo oltrepassa la linea
la calpesta e la cancella come se non esistesse un limite oltre cui spingendoci invadiamo la vita delle persone".
Scusate ma è da quando questo signorini era solo un feto di 7 settimane nel mio utero che lo voglio dire", ha infine concluso Ramazzotti condividendo una foto di spalle del figlio.

Nessun commento:
Posta un commento