Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, esplode: "Mia figlia è in ospedale. Lo sfogo? Ero esasperato". Poi l'appello alla politica L'allenatore di nuoto ha spiegato cosa c'era dietro il suo messaggio su Instagram -- Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, esplode: "Mia figlia è in ospedale. Lo sfogo? Ero esasperato". Poi l'appello alla politica - GOSSIP & NEWS TV

Hot

Post Top Ad

Your Ad Spot

25 gennaio 2026

Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, esplode: "Mia figlia è in ospedale. Lo sfogo? Ero esasperato". Poi l'appello alla politica L'allenatore di nuoto ha spiegato cosa c'era dietro il suo messaggio su Instagram -- Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, esplode: "Mia figlia è in ospedale. Lo sfogo? Ero esasperato". Poi l'appello alla politica

 

Matteo Giunta e Federica Pellegrini. Federica con la figlia in ospedale, foto del ricovero di dicembre. Fotoo da Instagram

Matteo Giunta è arrabbiato. Era chiaro fin da quando pochi giorni fa aveva scritto su Instagram “Siete degli irresponsabili pezzi di me**a”, in riferimento ai genitori che mandano i figli all'asilo e a scuola malati. 

Una rabbia che non passa, anche perché sua figlia Matilde è stata ricoverata in ospedale: “Quando ho postato quella frase ero esasperato. Mia figlia è stata ricoverata due volte in una settimana. E non sono riuscito più a trattenermi”, ha spiegato al Corriere della Sera l'allenatore e preparatore atletico.

Una rabbia condivisa dalla moglie, Federica Pellegrini, la quale a sua volta sui social aveva scritto di dover annullare tutti gli impegni della settimana proprio per stare vicino alla figlia che si trovava in ospedale. “Settimana difficile, molto”, aveva scritto la campionessa olimpica che è incinta al settimo mese di gravidanza. “Da due giorni non si muove dal letto della figlia”, fa sapere il quotidiano, in quanto Matilde è ricoverata per complicazioni respiratorie dopo un nuovo episodio di convulsioni febbrili”. Era successo anche a dicembre.

Un’altra corsa in ospedale. Un’altra volta. A dicembre aveva avuto le convulsioni, con conseguente ricovero. Ogni volta è uno strazio. I pediatri possono spiegarti cento volte che è una condizione piuttosto frequente nei bambini, ma viverlo è un’altra cosa”, ha spiegato Giunta.

Le reazioni dopo il suo sfogo

Dopo il suo sfogo su Instagram sono stati in molti a scrivergli. “Mi hanno scritto tante educatrici e maestre. Non per criticarmi, ma per ringraziarmi”, ha sottolineato l'allenatore di nuoto, “Perché questo è un problema che conoscono benissimo. E che si portano dietro da sempre: bambini lasciati a scuola anche con la febbre o con altri sintomi, senza alcun controllo medico. E chi paga? Gli altri bambini, le famiglie, le insegnanti”.

Voglio essere chiaro: capisco perfettamente che ci siano famiglie in difficoltà, che non possono assentarsi dal lavoro quando un figlio si ammala - ci ha tenuto a precisare Giuta -. Ma quelle stesse famiglie dovrebbero pensare che ci sono altri genitori nella loro stessa situazione. Che magari non hanno alternative nemmeno loro. E che si ritrovano il figlio a casa con 40 di febbre per una decisione altrui. Se viviamo in una comunità, dobbiamo comportarci di conseguenza. E invece spesso prevale l’egoismo”.

Giunta: “Rifarei tutto, ma eviterei l'insulto”

Giunta non si pente di aver scritto quello che ha scritto, “forse oggi eviterei di riscrivere l’insulto, ma in quel momento ero un padre arrabbiato, con la figlia in ospedale, e ho scritto come mi veniva. Perché non sono un robot. Ho reagito d’istinto, come chiunque si trovi con l’acqua alla gola. Probabilmente se ne è parlato anche, o soprattutto, perché ho usato una parolaccia, toccando un tasto dolente per molte famiglie”.

Dopo la pandemia sembrava che avessimo imparato qualcosa: allora bastava starnutire per restare a casa. Ora siamo all’estremo opposto: bambini con febbre, tosse, raffreddore, mandati a scuola come niente fosse. Ma davvero possiamo dire che va tutto bene? Dal Covid non abbiamo imparato nulla. Oggi in molti asili, se il bambino non ha più di 38 di febbre, resta in classe con gli altri - denuncia ancora -. Non serve nemmeno più il certificato medico per rientrare. Le maestre del nido che frequenta mia figlia me l’hanno scritto: sono allo stremo. Perché devono accogliere tutti, anche chi dovrebbe restare a casa. E il rischio di contagio lo pagano tutti: loro, le famiglie, i nonni a casa, le persone con patologie e i bambini più fragili”.

L'appello alla politica

Forse non cambierà nulla, ma almeno se n’è parlato. Magari qualcuno, la prossima volta, ci penserà due volte prima di portare un bambino malato all’asilo”, ha aggiunto ancora. Poi ha lanciato un appello alla politica: “Sarebbe ora di aprire un tavolo politico, a livello nazionale, su come sostenere davvero i genitori che non possono assentarsi dal lavoro e che non hanno alternative”.

Nessun commento:

Posta un commento

Post Top Ad

Your Ad Spot